FORGOT YOUR DETAILS?

Progetto di Vita: dal convegno di Castelfranco un impegno condiviso per costruire percorsi concreti

Circa cento persone si sono iscritte al convegno promosso dalla Fondazione Tina Anselmi ETS per approfondire le novità introdotte dal D.Lgs. 62/2024. Una mattinata di confronto che ha confermato il bisogno di informazioni chiare, collaborazione e strumenti capaci di rendere la persona con disabilità protagonista delle proprie scelte.

Sabato 20 giugno 2026, presso l’Auditorium del Centro Bordignon di Castelfranco Veneto, si è svolto il convegno “Il Progetto di Vita. Comprendere la riforma, costruire percorsi, attivare la comunità”, organizzato dalla Fondazione Tina Anselmi ETS.

L’iniziativa ha raccolto circa cento iscrizioni tra persone con disabilità, familiari, operatori, professionisti, rappresentanti dei servizi e cittadini. Un risultato che testimonia la crescente attenzione verso il Progetto di Vita, soprattutto nell’attuale fase di attuazione della riforma e di sperimentazione nel territorio trevigiano.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è giunto anche il saluto dell’assessore regionale Paola Roma, che ha definito il Progetto di Vita una sfida non soltanto organizzativa, ma anche culturale. Una sfida che richiede il contributo congiunto di istituzioni, servizi, Terzo Settore, professionisti e famiglie. Sono intervenuti anche l’assessore alla Salute, sanità, politiche sociali e volontariato di Castelfranco Veneto, Claudio Beltramello, e la Responsabile U.O.S. Età Evolutiva dott.ssa Mara Collini.

Intervento Beltramello assessore

Dalla normativa all’effettività dei diritti

Ad aprire i lavori è stata l’avv. Cristina Arata, presidente della Fondazione Tina Anselmi ETS, che ha illustrato le principali disposizioni del D.Lgs. 62/2024.

Il Progetto di Vita non è un semplice documento o un nuovo adempimento amministrativo. È un diritto della persona con disabilità e deve partire dai suoi desideri, dalle sue aspettative, dalle sue preferenze e dai contesti nei quali sceglie di vivere.

La persona è l’unica titolare del proprio progetto e deve partecipare attivamente a tutte le fasi, dalla valutazione multidimensionale alla definizione degli obiettivi e al monitoraggio. Può inoltre avvalersi di una persona di fiducia, il facilitatore, che la aiuti a comprendere le proposte e a esprimere le proprie scelte.

Una volta sottoscritto, il Progetto di Vita è vincolante per i soggetti coinvolti e deve indicare con chiarezza sostegni, responsabilità, risorse e modalità di verifica. L’obiettivo della riforma non è, quindi, soltanto riconoscere formalmente un diritto, ma renderlo effettivamente esercitabile nella vita quotidiana.

Il Progetto di Vita come percorso di cambiamento

Il prof. Simone Visentin, docente di Didattica e Pedagogia speciale presso l’Università di Padova, ha proposto una riflessione sul Progetto di Vita come strumento di coordinamento che riguarda l’intera esistenza della persona e mette in relazione desideri, capacità, fragilità, legami e opportunità.

Costruirlo significa chiedersi non soltanto “quali servizi possiamo attivare?”, ma prima ancora “che cosa è importante per questa persona?” e “quali opportunità possono permetterle di coltivare ciò che per lei ha valore?”.

Il Progetto di Vita non riguarda soltanto il “Dopo di Noi”, ma comprende il passato, il presente e il futuro della persona. Richiede una conoscenza reale delle risorse del territorio e una rete capace di coinvolgere famiglie, servizi pubblici, Terzo Settore, comunità e relazioni di prossimità. Chiede, quindi, a tutti gli attori di modificare il proprio modo di stare in relazione e di progettare insieme.

Pensare al futuro comincia dalla scuola

La dott.ssa Giovanna Pelloso, pedagogista clinica, ha portato l’attenzione sul “durante noi” e sulla necessità di iniziare a costruire il futuro fin dall’età evolutiva.

La scuola è uno dei primi contesti nei quali accompagnare la persona a riconoscere le proprie capacità, esprimere preferenze e sviluppare autonomie utili alla vita adulta. Per questo il Piano educativo individualizzato non dovrebbe limitarsi agli apprendimenti scolastici, ma raccordarsi con il Progetto di Vita.

“Pensami adulto” è la prospettiva proposta durante l’intervento: orientare gli obiettivi educativi verso la quotidianità, l’autodeterminazione, la partecipazione sociale e il futuro lavorativo. Pensare per tempo al futuro non significa stabilire in anticipo ogni passaggio, ma creare gradualmente le condizioni perché la persona possa crescere, scegliere e sperimentarsi.

L’esperienza della Fondazione: accompagnare e costruire reti

A conclusione degli interventi, la dott.ssa Laura Antonello, direttrice della Fondazione, ha presentato l’esperienza maturata nell’accompagnamento alla predisposizione dei Progetti di Vita.

Il lavoro della Fondazione parte dall’ascolto della persona e della famiglia e si sviluppa attraverso relazioni di fiducia, tempi adeguati e il contributo di un’équipe multidisciplinare. L’obiettivo è mettere in dialogo persone con disabilità, familiari, enti pubblici, servizi, professionisti, associazioni e realtà del privato sociale.

Accompagnare un Progetto di Vita significa facilitare la coprogettazione, condividere le risorse disponibili e contribuire, quando necessario, a sviluppare nuove soluzioni. Le esperienze presentate hanno mostrato come una rete costruita attorno a obiettivi concreti possa generare opportunità di autonomia, abitare, socialità e partecipazione.

Nuove domande da cui ripartire

Il confronto con i partecipanti ha confermato il bisogno di approfondire alcuni aspetti centrali: il ruolo del facilitatore, gli strumenti per sostenere l’autodeterminazione, la collaborazione tra famiglie e servizi, la mappatura delle risorse territoriali e il coinvolgimento del Terzo Settore.

È emersa anche la richiesta di indicazioni sempre più concrete su come costruire un Progetto di Vita, attraverso la condivisione di esperienze già avviate, capaci di mostrarne opportunità, risultati e criticità. Attenzione è stata richiamata anche sul raccordo con la scuola, sull’inserimento lavorativo e sulla necessità di iniziare a pensare al futuro fin dall’infanzia.

Il convegno ha così contribuito ad avviare un percorso comune. La riforma potrà diventare una reale opportunità soltanto se sapremo tradurla in pratiche concrete, riconoscendo la persona con disabilità come protagonista e mettendo in relazione le risorse della comunità.

La Fondazione Tina Anselmi ETS continuerà a lavorare in questa direzione, accanto alle persone, alle famiglie e ai servizi, affinché ogni Progetto di Vita possa diventare un percorso realmente personalizzato, partecipato e sostenibile nel tempo.

Ultime notizie

VIEW ALL

Il blog di Tina

VIEW ALL
TOP