Il facilitatore nel Progetto di Vita: una persona di fiducia per esprimere le proprie scelte
Il Progetto di Vita non deve essere costruito soltanto per la persona con disabilità, ma con lei. La persona deve poter comprendere le proposte, esprimere desideri e preferenze e partecipare alle decisioni che riguardano il proprio futuro.
Per rendere questa partecipazione realmente possibile, l’articolo 22 del Decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62 prevede una specifica forma di supporto, affidata alla figura comunemente chiamata facilitatore.
Chi è il facilitatore nel Progetto di Vita?
Il decreto parla di una persona che aiuta la persona con disabilità:
- a comprendere le misure e i sostegni attivabili;
- a valutare le diverse possibilità;
- a esprimere le proprie scelte;
- a comunicare desideri, volontà e preferenze all’Unità di valutazione multidimensionale (UVM).
Il supporto può comprendere tutte le strategie utili, anche la «migliore interpretazione della volontà e delle preferenze» quando la persona non comunica attraverso modalità convenzionali.
Il facilitatore, quindi, non decide al posto della persona: la aiuta a capire, scegliere e farsi comprendere.
Chi può essere scelto come facilitatore?
La persona con disabilità può scegliere liberamente qualcuno di cui si fida, per esempio:
- un familiare o un amico;
- un educatore o un professionista;
- un operatore che già la accompagna;
- un referente di un’associazione o di un ente di tutela come ad esempio la Fondazione Tina Anselmi;
- uno dei componenti dell’UVM indicati dall’articolo 22.
Non è necessario che il facilitatore sia un professionista. È importante, invece, che sappia ascoltare, conosca o impari a conoscere le modalità comunicative della persona e ne rispetti le decisioni.
Scegliere una propria persona di fiducia è una possibilità, non un obbligo. Se la persona non indica qualcuno, l’UVM deve comunque garantire il supporto attraverso il proprio personale. Se viene scelto un soggetto esterno ai servizi pubblici, gli eventuali costi sono a carico della persona con disabilità.
Perché può essere utile nominare una persona di fiducia?
Essere presenti a un incontro non significa necessariamente riuscire a partecipare davvero. Il linguaggio tecnico, la quantità di informazioni e il confronto con molti professionisti possono rendere difficile comprendere le proposte ed esprimere la propria opinione.
Una persona di fiducia può:
- spiegare le informazioni con parole semplici;
- fare una domanda alla volta;
- utilizzare fotografie, immagini o simboli;
- chiedere pause e tempi più lunghi;
- aiutare a riconoscere e comunicare segnali di accordo, disagio o rifiuto;
- verificare che le preferenze espresse siano comprese dall’UVM.
Per questo può essere utile scegliere il facilitatore prima dell’avvio della valutazione multidimensionale e comunicare la propria decisione all’UVM.
Alcuni esempi pratici
Se una persona deve scegliere tra un’attività in un centro diurno, un tirocinio o un’esperienza nel territorio, il facilitatore può presentare le diverse opportunità attraverso fotografie, visite ai luoghi e spiegazioni semplici.
Se un ragazzo ha bisogno di più tempo per rispondere, può chiedere che l’incontro proceda con calma, preveda delle pause o sia suddiviso in più momenti.
Se la persona non utilizza il linguaggio verbale, il facilitatore può aiutarla a esprimersi attraverso gesti, sguardi, immagini o strumenti di Comunicazione aumentativa e alternativa. Dovrà cercare di interpretarne la volontà senza attribuirle le proprie opinioni.
Anche quando è presente un genitore o un amministratore di sostegno, la scelta deve rimanere della persona con disabilità. Gli altri possono aiutarla a conoscere e valutare le alternative, ma non possono sostituirsi a lei.
Gli altri strumenti per sostenere la partecipazione
La presenza del facilitatore non è l’unico sostegno possibile. In base alle esigenze della persona, l’UVM può adottare anche:
- linguaggio semplice o Easy to Read;
- immagini, simboli e fotografie;
- Comunicazione aumentativa e alternativa;
- ausili tecnologici;
- domande brevi e concrete;
- pause e tempi adeguati;
- incontri più lunghi o organizzati in più giornate;
- ambienti conosciuti e rassicuranti.
Queste strategie devono essere personalizzate, perché ogni persona comprende, comunica e prende decisioni in modo diverso.
Un Progetto di Vita realmente partecipato
L’articolo 22 del D.Lgs. 62/2024 riconosce che, con informazioni comprensibili e sostegni adeguati, ogni persona può partecipare alle scelte che riguardano la propria vita.
Nominare una persona di fiducia può rendere questa partecipazione più consapevole e concreta. Il facilitatore non deve parlare al posto della persona, ma creare le condizioni perché la sua voce emerga, venga compresa e orienti realmente il Progetto di Vita.
Solo così il progetto può dirsi davvero individuale, personalizzato e partecipato.
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